Mafia sulle nostre tavole

Non si ha un bilancio della Mafia S.p.a come  ogni grande impresa, ma se fosse reso pubblico un annuale quadro della situazione  economica,finanziaria e patrimoniale ci accorgeremo di trovarci di fronte a un fatturato e a utili che nessun’altra azienda italiana è in grado di realizzare.

La “Mafia SPA” fa affari d’oro anche nel campo agroalimentare. Vi siete mai chiesti come arriva sulle nostre tavole il cibo che mangiamo?

Cosa Nostra,camorra, e ’ndrangheta hanno  preso in mano l’intero comparto agroalimentare. Si tratta di una catena ostaggio della criminalità organizzata che decide tutto,  dalla coltivazione all’arrivo delle merci nei mercati, dai magazzini al trasporto, alla commercializzazione.

L’agricoltura in diverse parti dell’Italia è fortemente inquinata, è uno dei pilastri dell’economia criminale e Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia sono le regioni più colpite, ma ci sono situazioni illegali anche al Nord.

Sono molteplici i campi dove si allungano i tentacoli della malavita organizzata: i comuni furti di attrezzature e mezzi agricoli, le macellazioni clandestine, il danneggiamento delle colture, ma anche usura, racket estorsivo, abusivismo edilizio, saccheggio del patrimonio boschivo, truffe ai danni dell’Unione europea.

La chiamano “mafia dell’acqua”: nelle campagne dove c’è il problema della carenza dell’acqua e qui si verificano furti di centraline per l’irrigazione e allacciamenti abusivi ed estrazione d’acqua da pozzi non regolari.

Le intimidazioni si susseguono in tutto il Sud Italia, dovunque si cerca di accaparrare tereni agricoli, costringendo i proprietari a cedere la proprietà a prezzi irrisori. Tutto per ingrandire i fondi delle famiglie mafiose o per intraprendere speculazioni immobiliari.

La criminalità organizzata incide sui prezzi di vendita dei raccolti, ha propri magazzini fuori e dentro i mercati all’ingrosso; controlla i servizi interni (pulizie, facchinaggio, confezionamento) e il trasporto.

Anche il trasporto della frutta e della verdura è monopolizzato delle organizzazioni mafiose. Nessun aspetto economico del comparto ortofrutticolo sfugge alla mafia, persino sul controllo nella fabbricazione delle cassette di frutta. Poi ci sono l’imballaggio e l’etichettatura; altro giro, altro guadagno.

Una truffa che incide sulla nostra salute e sull’export del nostro paese è quello dell’agropirateria, checolpisce l’industria alimentare italiana.

Un esempio. Le fiamme gialle di Ragusa  hanno scoperto una gigantesca operazione di contraffazione di pomodorini provenienti dalla Tunisia e spacciati per prodotto siciliano.

Una prima ditta Vittoriese, che ha solidi rapporti commerciali con la Tunisia – dato che il suo rappresentante legale è anche socio di una azienda con sede in Tunisia – importava il prodotto e lo rivendeva regolarmente ad una altra ditta, sempre Vittoriese. Ad insospettire ulteriormente le Fiamme Gialle, nel controllo di questa strana operazione commerciale tra due ditte vittoriesi, vi era anche il fatto che le due imprese avessero la propria sede una di fronte all’altra e i rispettivi rappresentanti legali fossero legati da vincoli di parentela.

La seconda ditta operava materialmente la truffa, in alcuni casi emettendo fattura nei confronti delle ignare imprese acquirenti con dicitura  “merce  di origine Italia  (sicilia)”. Sulla copia delle fatture custodite presso l’impresa cedente i Finanzieri riscontravano però una sospetta  aggiunta a penna con la dicitura “origine Tunisia” così le fatture delle imprese concessionarie non combaciavano con quelle acquirenti.

Estratto da “Le mani della criminalità sulle imprese” – XIII Rapporto di SOS Impresa pp. 273/287)

di Teresa Salerno e Marinela Spaneshi

a.s. 2011/2012