Prende piede lo “Spotted” fra i giovani

Qualche giorno fa su “Facebook” è stata creata una pagina “Spotted Ruffilli”, subito cancellata (probabilmente ha avuto qualche ora di vita). Si è trattato di una iniziativa completamente abusiva ma ingenua e i “burloni” sono stati avvisati che utilizzare il logo della scuola a fini non istituzionali non solo è vietato, ma anche illegale. Studente avvisato ….

Ma che cos’è questo “spotted”?

E’ la nuova moda diffusa da circa due anni in Europa e arrivata quest’anno in Italia. Per quelli che hanno visto il telefilm “Gossip Girl”, la parola “spotted” (“avvistato”) è l’inizio del monologo della misteriosa blogger che racconta i pettegolezzi della “gioventù dorata” di Manhattan. E in un certo senso il meccanismo è proprio lo stesso, ma le “vittime” sono gli studenti universitari.

Le pagine “spotted” sono pagine di università, altre scuole o luoghi frequentati regolarmente, dove chiunque può dichiarare il proprio amore, scrivere apprezzamenti o altro su studenti della stessa scuola o università. Il bello (o il brutto) del “gioco” è che l’autore rimane del tutto anonimo.

Tutto cominciò nel 2010 dall’ University College of London  quando uno studente di informatica decide di creare un sito, “FitFinder”, dove lui e i suoi amici potevano scrivere commenti sulle ragazze dell’Università anonimamente. In meno di due mesi arrivò a 250mila utenti, ma il sito fu chiuso in meno di tre mesi dalla nascita per violazione della privacy.

Ora si fa tutto tramite social network, più precisamente tramite Facebook e ormai sono migliaia le pagine  dedicate agli “spotted” delle università o delle scuole superiori dove gli studenti si divertono a scrivere messaggi in modo anonimo.

La prima pagina “spotted” su Facebook in Italia, creata dagli studenti dell’Università La Sapienza di Roma, in poche settimane ha raccolto più di 2.500 like e continua ad espandersi.

L’anonimato permette di scrivere senza freni, ma a questo punto ci chiediamo: esprimere un giudizio (spesso negativo) su fatti, persone o istituzioni senza firmare con il proprio nome, senza “metterci la faccia”, è veramente un segno di libertà?