Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka

E’ un romanzo corale, racconta la storia quasi sconosciuta delle “spose in fotografia”, le ragazze giapponesi che all’inizio del secolo scorso lasciarono il loro Paese per unirsi a un connazionale mai visto – se non in fotografia – emigrato sulla costa occidentale degli Stati Uniti.
Erano anni duri, anzi durissimi, per gli asiatici in America. Vittime di pregiudizi razziali, svolgevano i lavori più umili, come contadini, giardinieri, artigiani, lavandai, bottegai.
Le protagoniste di Venivamo tutte per mare scappavano da situazioni di miseria, convinte di impalmare un colletto bianco o un imprenditore in stile american dream. Invece, all’arrivo le attendeva una vita di stenti, a volte anche peggiore di quella che avevano lasciato, e un marito che spesso era tutt’altro che bello, ricco e giovane.
Otsuka sceglie di non raccontarci una storia in particolare: avvalendosi di fonti documentarie, costruisce un romanzo corale. Davanti a noi, vediamo sfilare queste donne, le loro fatiche, il matrimonio, la nascita dei figli, la nostalgia della terra natia. Fino al fatidico anno 1942, quando Giappone e Stati Uniti si fronteggiano come nemici.
I mansueti giapponesi americani, rispettosi dell’autorità e grandi lavoratori, d’improvviso vengono demonizzati come longa manus dell’esercito imperiale nemico, spie infiltrate che minano la sicurezza della nazione.
La deportazione nei campi di concentramento di uomini, donne e bambini chiude il romanzo di Julie Otsuka. I giapponesi americani che avevano popolato le città della costa spariscono e i loro volti cadono nell’oblio.
Noi sappiamo che torneranno, perché i campi americani furono solo luoghi di prigionia, e non di sterminio. Ma rattrista pensare alla parabola esistenziale di queste donne, immigrate di serie B, vittime della politica e spesso maltrattate dai loro stessi uomini. Una vita all’insegna della fatica e della pazienza (in linea con la loro fede buddhista), che Otsuka dipinge con efficacia.
La stessa autrice è discendente delle donne che racconta: californiana di origine giapponese, testimonia che generazioni di giapponesi americani dal dopoguerra in poi si sono rimboccate di nuovo le maniche e ce l’hanno fatta a integrarsi con successo nel melting pot statunitense.

Estratto da www.elle.it