Gli anni Settanta: un decennio dal duplice volto

Gli anni Settanta sono anni di conquiste politiche e civili, concretizzate in leggi approvate dai governi di centro-sinistra:

– l’attuazione del decentramento regionale,

– la legge attuativa per i referendum,

– la riforma universitaria.

Quest’ultima, in particolare, offre agli studenti diplomati in qualsiasi ordine di scuola superiore la possibilità di accedere a qualsiasi corso di laurea. Altre importanti riforme sono lo Statuto dei lavoratori, il nuovo diritto di famiglia, che fra l’altro istituisce la completa parità fra i coniugi e abbassa la maggiore età da 21 a 18 anni; l’aborto legale, l’abolizione dei manicomi; la riforma sanitaria con l’istituzione del Sistema Sanitario Nazionale.

Nello stesso tempo, purtroppo, si assiste all’affermarsi della violenza come arma politica.

In un primo tempo si tratta di una violenza ispirata da ambienti dell’estrema destra neo-fascista. La sua prima tragica manifestazione ha luogo il 12 dicembre 1969, quando nel salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, esplode una bomba che provoca una strage: 16 morti e 88 feriti.

Lo stragismo neofascista  colpisce nel corso degli anni Settanta con episodi di grande efferatezza e tra questi la strage in piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974 e l’attentato al treno “Italicus” (4 agosto 1974).

L’obiettivo sembra essere quello di gettare il paese nel caos e creare le condizioni per realizzare una svolta di governo autoritaria. Questa strategia verrà poi definita “strategia della tensione”.

Una lunga serie di violenze compiute dai terroristi delle organizzazioni neofasciste e neonaziste (Avanguardia nazionale, Ordine nuovo, Ordine nero) insanguina le città italiane.

Nel corso degli anni Settanta l’attacco allo stato viene sferrato anche da un altro estremismo di segno opposto, il cosiddetto terrorismo “rosso”, praticato da organizzazioni clandestine che si proclamano “comuniste” (i Nuclei armati proletari, Prima linea e soprattutto le Brigate rosse).

Se i terroristi “neri” si muovono tra stragi e aspirazioni golpiste, gli estremisti “rossi” colpiscono con attentati individuali bersagli scelti per il loro significato simbolico. Si tratta di magistrati, poliziotti, giornalisti, dirigenti di azienda.

Caso eclatante il rapimento (16 marzo 1978) e l’omicidio (9 maggio) dello statista Aldo Moro, l’esponente democristiano più favorevole a un accordo con il Partito comunista.

In questo caso le BR colpiscono il “cuore dello stato”.

Estratto da A. Brancati, T. Pagliarani, Voci della storia e dell’attualità, vol. 3 L’età contemporanea, Ed. La Nuova Italia, 2012 (pp. 498/501)