Il g(i)usto di viaggiare in Sicilia

Tanto si (s)parla dei viaggi di istruzione, delle gravose responsabilità che pesano sul groppone degli insegnanti e delle “proverbiali” notti brave degli studenti, che non vedono l’ora di sfuggire ai controlli dei loro “secondini” per combinarne di cotte e di crude.

Beh, quando si progetta un viaggio “per la legalità” non si pensa ai rischi, ma agli effetti benefici e positivi di un’esperienza probabilmente irripetibile, che i ragazzi ricorderanno negli anni a venire.

Questo è stato il viaggio in Sicilia, grazie alla straordinaria organizzazione di “Libera – il g(i)usto di viaggiare”. Grazie al mitico accompagnatore Gabriele, soprannominato “arcangelo Gabriele”.

Condurre i ragazzi sui luoghi delle stragi mafiose, far loro conoscere il valore di uomini di giustizia del calibro di Falcone e Borsellino, far loro percorrere a Cinisi gli ormai famosi “cento passi” che separano la casa del boss mafioso Badalamenti dall’abitazione di Peppino Impastato. Ecco, le emozioni di quegli studenti – che magari a scuola dormicchiano sui banchi o stanno accucciati sullo zaino nascondendo il cellulare sempre acceso – erano vere. Poi un tuffo nel verde all’oasi dello Zingaro: quando il giusto e il bello si incontrano … meraviglioso!

Ma chi meglio dei ragazzi della 5G potrà raccontare le esperienze vissute nelle giornate fra il 4 e il 9 aprile?

Insieme ai loro commenti vi regaliamo alcuni scatti – non perfetti e un po’ sgranati – fatti col cellulare.

 

Stefania Testi di 5G scrive:

Con il viaggio di istruzione in Sicilia ho scoperto nuovi posti e località che prima non avevo mai avuto l’occasione di visitare. Seguendo il percorso della legalità, con l’aiuto di Gabriele – una guida fantastica e gentile – abbiamo avuto l’opportunità di addentrarci nella città di Palermo e dintorni. Inoltre non potevamo non approfittare dell’ospitalità siciliana e non visitare la casa di Peppino Impastato a Cinisi o la Riserva Naturale dello Zingaro. Il luogo che ha attirato di più la mia attenzione è stato Portella della Ginestra, che si trova nella località di Piana degli Albanesi. Il memoriale che sta ai piedi della montagna è dedicato ai contadini che, il 1° maggio 1947, furono uccisi dalla banda criminale di Salvatore Giuliano mentre manifestavano. Improvvisamente dal monte partirono sulla folla delle raffiche di mitra che uccisero 11 persone e ne ferirono 27. In loro onore furono poste due pietre sul luogo del massacro, e su di esse sono riportati i nomi delle vittime e una poesia. Col tempo furono formulate diverse ipotesi sui motivi che spinsero il bandito Giuliano a compiere la strage. Ma ancora oggi alcuni quesiti rimangono aperti e non si riesce a trovare il reale motivo di questi eventi tragici. A parte il paesaggio mozzafiato da ammirare, ci si deve soffermare sul perché certe persone decidano di lottare per degli ideali che ad altre possono sembrare errati e in nome di questisiano spinti a compiere atti che non potranno mai essere dimenticati.

Lucia Mariani di 5G scrive:

Durante questa esperienza scolastica in Sicilia fatta insieme ai miei compagni ho visitato luoghi molti interessanti in compagnia di Gabriele, una guida molto educata e simpatica. La meta che più mi ha affascinato è stata la Riserva Naturale dello Zingaro, un posto “a tu per tu” con la natura che regala un panorama magnifico. Ma il luogo che maggiormente ha attirato la mia attenzione, in relazione al viaggio d’istruzione basato sul tema della legalità, è stata la “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”, che si trova a Cinisi (Palermo). Attraverso questa casa-museo si vuole diffondere la “lotta” che Peppino ha portato avanti e chiedere giustizia contro la violenza mafiosa. La mamma Felicia, in seguito alla tragica perdita del figlio, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, decise di opporsi, così aprì le porte della sua abitazione, raccontando alle persone che fossero veramente interessate, tutta la verità sulla corruzione della nostra società e scavando a fondo su cosa significhi veramente la parola MAFIA . La madre ha sempre cercato di andare avanti con decisione, superando tanti ostacoli, senza mai arrendersi, anche contro chi ha cercato di cancellare la memoria di Peppino, accusandolo di terrorismo o di a essersi suicidato. Questa casa è divenuta ormai uno dei luoghi-simbolo dell’antimafia che ospita sempre numerosi turisti.
Visitare le sue stanze è stato veramente commovente.

Luisa Carloni di 5G scrive:

Nel mese di aprile sono andata con la scuola a fare un viaggio d’istruzione in Sicilia. Un’isola grandissima e bellissima. Nelle tappe del percorso organizzato da Libera, Gabriele ci ha parlato della mafia. La cosa che mi è rimasta più impressa è la casa di Peppino Impastato e la storia di questo giovane giornalista, attivista, noto per le sue denunce contro Cosa Nostra a seguito delle quali fu assassinato il 9 maggio 1978.  Nato in una famiglia mafiosa, decise di riscattarsi da quella condizione e fondò la sua piccola radio, “Radio 100 giorni”, attraverso la quale derideva i capi mafiosi e i loro affari illeciti. Pian piano, con le sue idee e con il suo carisma, coinvolse sempre più ragazzi nella protesta dei suoi 100 passi, che dividevano la sua casa da quella del Boss Badalamenti. Il cadavere venne ritrovato adagiato sulla ferrovia, sopra una carica di tritolo, per simulare un attentato suicida e distruggerne anche l’immagine. La sua morte passò quasi inosservata, poichè nelle stesse ore in cui veniva ritrovato il suo cadavere veniva rinvenuto anche il corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse.

Noemi Valentini di 5G scrive:

Con la parola “legalità” si intendono i vari diritti e doveri di ogni cittadino che permettono una vita serena al singolo individuo all’interno di una società. Ma il denaro e il potere sono gli idoli maggiormente venerati e voluti ad ogni costo aldilà del bene e della legge.
Stragi pazzesche sono state commesse in passato e dovremo fare il possibile per far sì che non accadano più crimini così. Giuseppe Impastato, noto come Peppino, denunciò, attraverso Radio Aut e il programma radiofonico “Onda pazza”, i mafiosi del suo paese e la mafia in generale. Lui voleva denunciare coloro che avevano comportamenti sbagliati, quelli che si affidavano a ciò che faceva più comodo, nonostante fosse sbagliato, piuttosto che alla giustizia. Difatti, venne assassinato senza pietà. È doveroso ringraziare l’associazione “Libera” per averci schiarito la mente sulla mafia e, cosa non da poco, averci fatto visitare la casa di Peppino, i luoghi un tempo comandati dalla mafia, oggi sequestrati e riconsegnati alla collettività.

Capital Vaccaro di 5G scrive:

La gita scolastica per noi studenti è il momento che aspettiamo tutto l’anno, per rimanere alzati fino a tardi, fare confusione in albergo, divertirsi per le strade o magari combinare qualcosina di indimenticabile.
Invece la gita a Palermo è stata  diversa dalle altre, non perché era l’ultima gita con i miei compagni, ma perché abbiamo conosciuto delle realtà nuove e luoghi diversi, ma soprattutto abbiamo ascoltato delle storie vere molto toccanti.
Personalmente la storia di Peppino Impastato mi ha fatto emozionare parecchio, perché è stato un ragazzo che ha avuto le PALLE di contestare la mafia scoperchiandone gli “scheletri nell’armadio”. E’ riuscito  a creare un gruppo culturale e capì l’importanza dei mezzi di comunicazione (radio AUT) e la forza dell’ironia per combattere contro il nemico dell’intera città.
E’ stato quindi istruttivo vistare con Libera la Sicilia e conoscere i suoi simboli più importanti come la casa di Peppino a Cinisi, a cento passi dalla casa del boss Badalamenti.

Consiglierei di visitare l’albero di Falcone, in onore e in ricordo delle vittime di mafia. Magari potete lasciare appeso alle foglie un pensiero o un lettera per esprimere la vostra solidarietà ai molti siciliani che stanno ancora lottando contro la mafia.

P.S. Fantastico il bagno nelle acque limpide alla riserva dello Zingaro!

Giada Bruschi di 5G scrive:

La gita dell’ultimo anno delle superiori a Palermo, grazie a “Libera il g(i)usto di viaggiare”  è stata un’esperienza bellissima, che mi ha fatto conoscere meglio il fenomeno della mafia.
Ma la mafia non è un’organizzazione criminale diffusa solo nel sud dell’Italia e coinvolta in loschi traffici di droga, armi e capitanata da boss di famiglie potenti, ma è presente nella società al sud, al nord e nel centro Italia; è presente nelle piccole cose che facciamo o sentiamo ogni giorno, anche se non viene etichettata. Oggi la mafia può essere in tutti i comportamenti illegali che ci circondano . In Sicilia uno dei luoghi che mi ha colpito di più è stato la casa di Peppino Impastato: Un ragazzo di famiglia mafiosa che è riuscito con grande coraggio a ribellarsi alla mafia, esprimendo le sue opinioni attraverso i giornali e la radio dove lui diceva che “la mafia è una montagna di merda “. Con Radio Aut, che lui aveva creato con i suoi amici, prendeva in giro i mafiosi di Cinisi, facendo una dura satira su di loro. Un altro luogo interessante che abbiamo visitato è stata la cantina “I cento passi“, un bene confiscato alla mafia gestito dal consorzio “Placido Rizzotto”.

Ma la Sicilia non è solo questo, è anche una regione circondata da paesaggi magnifici come quello della riserva naturale dello Zingaro. Se questa esperienza ci ha fatto conoscere cose nuove e ascoltare racconti molto commoventi è stato anche grazie alla nostra guida Gabriele, un ragazzo molto simpatico che, attraverso il suo lavoro con le scuole, vuole riscattare il proprio paese dall’ etichetta di paese mafioso.

Alexandra Ababei di 5G scrive:

Quest’anno la nostra scuola ci ha dato l’opportunità di fare un viaggio di istruzione in Sicilia. Durante questa esperienza, seguendo il percorso con l’associazione “Libera”, abbiamo avuto la possibilità di visitare non solo i luoghi della memoria, ma anche di incontrare e conoscere persone che con impegno e sacrificio cercano di contrastare la mafia ogni giorno.
La tappa della gita che ha mi ha colpito maggiormente è stata la visita a Palermo. Qui ho avuto l’onore di trovarmi davanti all’albero della legalità dedicato a Borsellino, giudice antimafia scomparso il 19 luglio ’92 insieme a 5 agenti di scorta nella strage di via d’Amelio, dove lui abitava. Grazie alle informazioni che la nostra guida Gabriele ci ha dato, abbiamo avuto l’occasione di vedere con mano quello che prima era solo un insieme di parole prive di significato. Capire che cos’è la mafia, come agisce e chi sono stati gli eroi che hanno perso la vita per contrastarla non solo ci ha colpito, ma ci ha fatto riflettere e ora non ci sarà più possibile far finta di niente. Questo percorso è stato affascinante, significativo e indimenticabile: è servito a tutti noi a comprendere bene che cos’è la mafia e che, con l’impegno di noi giovani, può essere sconfitta.

Lorenzo Casadei di 5G scrive:

In aprile ho partecipato, assieme alla mia classe e ai miei insegnanti, ad un viaggio d’istruzione in Sicilia, più precisamente a Palermo e dintorni, in compagnia di una guida straordinaria, Gabriele, che è riuscito a farci calare completamente nel dramma della mafia e a farci capire, oltre che ragionare, sui fatti terrificanti ed ingiusti che sono accaduti in quelle terre. La parte che mi ha impressionato di più è stata la storia di Peppino Impastato, una storia di ribellione e coraggio, che ha portato alla morte di un ragazzo che aveva detto “basta” e che, attraverso Radio Aut, aveva cominciato a combattere la mafia, che tra l’altro conosceva molto bene, essendo figlio di un mafioso. Ma a lui questo non importava, quello che importava era parlare e combattere l’omertà diffusa. Ero molto scettico prima del viaggio, per la meta e le modalità, ma mi sbagliavo. Più che un semplice viaggio d’istruzione, è stato un vero e proprio insegnamento di cose vere, reali e concrete, e ringrazio chi ha fatto sì che questo si realizzasse. Esperienza indimenticabile.

Davide Zannoni di 5G scrive:

Durante la gita a Palermo abbiamo visitato, fra l’altro, l’azienda agricola “Placido Rizzotto”, gestita da una cooperativa creata nel 1991 da giovani siciliani. Il nome della società è un omaggio ad un sindacalista che fu assassinato dagli uomini del boss Liggio perché proteggeva i contadini.

L’attività agricola consente di offrire un lavoro regolare pure a persone svantaggiate. Alla cooperativa sono state affidate terre confiscate alla mafia dove ora vengono coltivati prodotti biologici. Oltre al grano, ceci e lenticchie, si producono ottimi vini fra cui il “Cento passi”. Il nome si ispira all’omonimo film su una storia di mafia, quella di Peppino Impastato. Questo giovane di Palermo aveva aperto una radio e nei programmi prendeva in giro i mafiosi, fra cui il boss Badalamenti che abitava a cento passi da casa sua. Fu ucciso nel 1978, lo stesso giorno di Aldo Moro.

Credo che queste iniziative di confisca e gestione dei beni della mafia sia uno dei più grossi successi dello Stato italiano, probabilmente neanche immaginabile alcuni decenni fa. Credo anche che sia stato molto difficile da parte dei ragazzi decidere di aderire a questa cooperativa, perché sono stati spesso intimoriti dai mafiosi, che non vorrebbero che la legalità prendesse piede in Sicilia.

Marco Cignesi di 5G scrive:

Andando in viaggio di istruzione in Sicilia abbiamo vissuto in prima persona la realtà siciliana. Ci siamo fatti un’idea tutta nostra della sicilia e dei siciliani stessi, senza pregiudizi e con una visione a 360°.
Abbiamo assimilato diversi concetti sia sulle mafie che sui cittadini che le alimentano.
Mi ha colpito personalmente la determinazione, la tenacia, e la forza di volontà che i cittadini siciliani, in particolar modo i giovani, mettono ogni giorno nella guerra contro le mafie, contro l’omertà che alimenta queste organizzazioni criminali e contro i pregiudizi su cui devono combattere gli abitanti ,palermitani e non solo, quando si confrontano con persone provenienti da altri territori e realtà diverse.
La lotta contro le mafie è una lotta sociale, perché sono i cittadini stessi che si impegnano a contrastare questa realtà che ha messo radici profonde nel loro territorio. Il metodo più efficace contro queste organizzazioni è proprio l’ opposizione, perché è proprio opponendosi a questa realtà, denunciando soprusi, lottando per un diritto sottratto ingiustamente da elementi in netta minoranza che si impongono con la forza e la violenza, che si ottiene un risultato.
Questo è quello che Gabriele, la nostra guida che ci ha accompagnato in questa avventura ha cercato di farci assimilare, riuscendoci grazie alla passione che metteva nel raccontarci questa realtà.
Credo che per Gabriele, e per i siciliani stessi, che lui rappresenta, questa sia già una vittoria, perché è riuscito a farci acquisire una visione più ampia, a darci gli elementi per valutare e farci un’idea personale su questo argomento che noi essendo distanti e vivendo in realtà diverse trascuriamo ogni giorno.

Gabriele, dopo aver letto i nostri commenti, ha scritto:

Mi sono appena ritrovato un angolo di tempo per leggervi e per ricordare ancora in modo nitido tutto quello che siamo riusciti a passare insieme. Sono immensamente grato al fatto che ancora una volta abbiamo voluto condividere emozioni che a quanto pare non sono state soltanto passeggere. Aldilà del fatto che siete stati abbastanza generosi ogni volta che venivo menzionato, sono veramente onorato di aver accompagnato ragazzi fantastici … che hanno la fortuna di avere due (e spero altre) guide che li stanno accompagnando alla maturità. siete fantastici. non possiamo non ri-incontrarci!
A presto Gabriele
Per favore, non dimenticare di abbracciarmeli tutti………sia i belli che i brutti!

GRAZIE, GABRI!!!