Non siamo numeri: il flashmob del 16 aprile ricorda Bobo

Basterebbe la galleria fotografica per raccontare il nostro 16 aprile dedicato al 28° anno dalla scomparsa del senatore Roberto Ruffilli.

Ruffilli dà il nome alla nostra scuola,  un uomo dello Stato che in un 16 aprile qualunque è stato freddato a casa sua, al civico 116 di corso Diaz, dalle Brigate Rosse.

Sono lontani quegli anni di piombo che insanguinarono l’Italia di morti innocenti. Stragismo, bombe, rapimenti, morti ammazzati.  Forse non sono così lontani quegli anni di piombo.

Anche guardando i volti dei nostri giovani oggi possiamo leggere storie che vengono da lontano, che hanno molte geografie.

Magari quei visi non raccontano un passato doloroso, sono però testimoni inconsapevoli di un mondo che, mano a mano che si globalizza, si sta tribalizzando.

Il flashmob che quest’anno Ora Legale ha ideato e realizzato – con il contributo del Liceo Artistico e Musicale, Liceo Scientifico, Scuola elementare “Diego Fabbri” e il patrocinio del Comune di Forlì –  ha un titolo per noi  denso di significato, Non siamo numeri.

Non siamo numeri a scuola, dicono gli studenti agli insegnanti.

Non siamo numeri, gridano le salme dei tanti migranti morti nel mar Mediterraneo.

Noi, in quanto esseri viventi, abbiamo volti, mani, corpi, identità, sensibilità, fantasia, arte. Siamo unici.

Non siamo numeri, siamo persone. Sempre più spesso lo dimentichiamo.

Per il nostro flash mob abbiamo scelto piazza Guido da Montefeltro, uno spazio ricco di atmosfera e di significato, nel cuore della città: di faccia al Museo S. Domenico, sopra la famigerata Barcaccia, a pochi metri dal murale di Luis Gomez. Cultura con la C, street art e cemento, la vita vera.

Insomma, un teatro adeguato per una passerella di 16 ragazzi che sostenevano con le mani un pannello raffigurante un volto semicoperto.

Non è difficile cogliere il senso di quei volti ribelli o sofferenti, in bianco e nero, che sfilano lentamente e si schierano in sincronia, accompagnati dalle note dell’Hallelujah di Leonard Cohen, rivisitate dal gruppo orchestrale del Liceo Musicale e con l’assolo della nostra studentessa Sarah Sangiorgio.

Quei visi non sono altro che la rappresentazione grafica di fotografie di 8 studenti e 8 studentesse, che ci hanno messo la faccia. L’ultimo pannello ad entrare “in scena” è stato quello raffigurante il giovane Roberto Ruffilli, che gli amici chiamavano affettuosamente Bobo, nell’atto di gridare. Al termine del flash mob il pannello è stato consegnato al professor Pierangelo Schiera, presidente della Fondazione dedicata al senatore forlivese.

In piazza Guido da Montefeltro verso le dieci sono convenuti autorità e fotografi, non solo ad immortalare il flash mob che è durato qualche minuto, ma  a riprendere altri momenti significativi della mattinata: la performance teatrale degli studenti del Liceo Scientifico, che hanno rappresentato un cameo sugli uomini e le donne del Risorgimento forlivese; il tappeto di farfalle e fiori disegnato dai bambini della “Diego Fabbri” quasi “a cascata” sulle sagome rivisitate degli street artist Jef Aerosol e Banksy; le performance di parkour sui muri sgretolati della Barcaccia; una classe di calligrafia diretta da Melissa Bernardi all’ombra del grande albero all’ingresso del Museo.

Tanta energia, momenti di emozione viva, bellezza e partecipazione. Strette di mano, abbracci e festa.

Autorità presenti: la Vicesindaca Veronica Zanetti, l’Assessora alla cultura Elisa Giovannetti, l’Assessore al Welfare Raoul Mosconi, il deputato Marco Di Maio, il Presidente della Fondazione Ruffilli Pierangelo Schiera, il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale Giuseppe Pedrielli.

Protagonisti: i ragazzi.

Reportage di Nicola Fracchiolla.