#cuoriconnessi – due storie di cyberbullismo

Sabato 19 marzo, all’anteprima nazionale dello spettacolo di Luca Pagliari intitolato #cuoriconnessi,  i cuori di qualche centinaio di studenti erano a dir poco emozionati.

Dal suo profilo Facebook il giornalista-regista scrive a caldo un commento sulla mattinata al teatro “Diego Fabbri”:

… belle emozioni per la proiezione del docufilm #cuoriconnessi.

Teatro strapieno, tantissime autorità, centinaia di studenti e molti amici….
Tanti momenti indimenticabili. Emozioni di quelle che ti devastano dentro….poi Denis….
Finisce la proiezione, resto sul palco, mille strette di mano e poi si avvicina una Prof. Mi dice: – Questo è Denis, un alunno, è voluto salire per dirti una cosa.

Immagino si tratti di un ragazzino (avrà 15 anni) vittima di bullismo. La Prof sembra leggermi nel pensiero e guardandomi dice: – Non è quello che pensi, Denis non è stato mai attaccato sui social, il bullo è lui…
Dopo un attimo di silenzio Denis respira, mi guarda e dice: – Questa mattina ho capito delle cose. Volevo chiedere scusa per tutto quello che ho fatto, grazie. Grazie per tutto.
Lo abbraccio, gli dico che tutti sbagliamo e non esiste nulla di più figo che riconoscere i propri errori.
Lo guardo scendere dal palco con la Prof. Bella storia, ho la certezza che la mattina a qualcosa è sicuramente servita….

Il docu-film tocca i tasti giusti, non edulcora la tragedia, non nasconde che il problema non sono solo i bulli o cyber-bulli. Il grande problema sono i tanti spettatori passivi, quelli che vedono e non dicono o si girano dall’altra parte.

Il docu-film – voluto dalla Polizia di Stato e reso possibile grazie allo sponsor Unieuro – narra le storie di due ragazze, Flavia e Carolina, vittime di cyberbullismo. Solo una delle due ragazze, Flavia, è salita sul palco del “Diego Fabbri”, purtroppo l’altra giovane si è tolta la vita e, a dolorosa testimonianza, era presente il padre.

La storia di Carolina – la cui parte è stata interpretata dalla figlia di Luca Pagliari – è stata ambientata in parte nelle aule dell’Istituto “Ruffilli”. A rappresentare alcuni “bulli” sono stati in nostri studenti, alcuni coperti da maschere.

Orgogliosi di avere vissuto questa esperienza.