Una poesia per Ashraf Fayadh

A scuola spesso si parla di poesia. Gli studenti, annoiati sopra il libro di testo,  ascoltano in modo passivo anche la lettura di versi immortali.

Ma questa volta, nella classe IIA/C la professoressa di Italiano Isabella Leoni non ha aperto il libro, ha acceso la LIM e il mondo è entrato in aula. E’ il 14 gennaio, il giorno in cui in varie parti del globo si svolgeranno reading poetici e incontri a sostegno di Ashraf e della libertà di espressione.

Ashraf Fayadh, poeta, curatore e artista di origine palestinese, nato e residente in Arabia Saudita, è detenuto da oltre due anni nel carcere di Abha, in Arabia Saudita. Fayadh, che fa parte del collettivo di artisti di “Edge of Arabia” e che nel 2013 è stato tra i curatori della mostra “Rhizoma” alla Biennale di Venezia, nel 2014 è stato arrestato nella città di Abha dalla polizia religiosa saudita con l’accusa di apostasia e di diffusione dell’ateismo con la sua raccolta poetica “Le istruzioni sono all’interno” (Dar al-Farabi, Beirut, 2007).

A novembre  il poeta è stato condannato a morte per decapitazione da un tribunale saudita. Fayadh, che nei due anni di detenzione non ha mai potuto consultare un legale, ha sempre respinto tutte le accuse. Nel mese di dicembre, dopo il verdetto di condanna a morte, ha presentato appello sostenendo che le accuse fossero viziate da falsità e che non fossero supportate da prove. Ha anche affermato di essere un credente musulmano, respingendo così le accuse di aver rinunciato alla fede nell’Islam.

Nel corso del 2015 molte sono state le iniziative internazionali per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul caso di Ashraf Fayadh e chiedere alle autorità saudite il suo rilascio. Nel dicembre 2015, il Festival Internazionale di Letteratura di Berlino ha lanciato un appello a individui, associazioni e organizzazioni a mobilitarsi per il 14 gennaio.

In Italia Amnesty International ha promosso un tam tam in favore di Ashraf Fayadh in numerose città italiane, invitando tutti ad attivarsi in difesa della libertà d’espressione e contro la pena di morte.

L’insegnante ha letto queste due poesie:

Equità

(traduzione dall’arabo di Jolanda Guardi)

Si dice che la gente sia come i denti di un pettine
Ma non è così… mi raderò la testa in ogni caso
Per non essere obbligato al confronto!

Saggezza
(traduzione dall’arabo di Jolanda Guardi)

L’amore non è essere un passerotto nella mano di chi ami
Per lui è meglio che dieci sulla pianta.
Un passero sulla pianta è meglio di dieci nella mano…
Dal punto di vista dei passeri!

Si è aperto un vivace confronto sul significato di libertà ed è stato detto che chi non segue i binari “come i denti di un pettine”, proclama il suo diritto a esprimere il proprio pensiero. Anche in amore, perché “un passero sulla pianta è meglio di dieci nella mano”.

Gli studenti di 2A hanno poi approfondito questi temi nel laboratorio di grafica con la professoressa Rosanna Parmeggiani. Vi proponiamo una galleria di fotografie scattate da Nicola Fracchiolla, per documentare la lezione.

La poesia è l’arte di far entrare il mare in un bicchiere.
(Italo Calvino)