Controlliamo quello che arriva sulle nostre tavole

Mercoledì 25 marzo nella sala Santa Caterina si è svolto un incontro con gli studenti, promosso da Hera, denominato “Storie di crimini alimentari”. Con questo progetto si intende sensibilizzare gli studenti sui crimini commessi dalle associazioni mafiose in uno dei settori più ricchi del mercato quale quello agroalimentare. Ad accompagnare gli studenti alla comprensione è stata l’attrice teatrale Tiziana di Masi che, attraverso alcuni monologhi, ha spiegato l’azione deleteria delle mafie, che con azioni violente riescono a controllare tutto il mondo finanziario legato al commercio del cibo, non solo nel Meridione italiano ma con diverse e sempre più forti ramificazioni al Nord e all’estero.

L’azione criminale si svolge immettendo sul mercato prodotti alimentari contraffatti “Made in Italy”, uno dei marchi che qualifica e valorizza l’Italia in tutto il mondo che, essendo realizzati con scarti di diversa natura, nuociono gravemente alla salute e penalizzano pesantemente sia l’economia del nostro paese, sia la sicurezza dei posti di lavoro. Secondo dati statistici forniti dalla Coldiretti cinquemila sono i ristoranti gestiti dalla criminalità organizzata solamente in Romagna. Le associazioni a delinquere non sono solo al Sud, luogo comune ormai ampiamente superato, ma ormai si stanno espandendo a macchia d’olio su tutto il nostro territorio. Secondo un’ulteriore indagine condotta sempre dalla Coldiretti un lavoratore che trova impiego con la criminalità organizzata viene retribuito giornalmente per quindici o sedici ore lavorative con un range di guadagno che va dai venticinque ai  trenta euro, i quali vengono tassati di cinque euro per il trasporto e due euro e cinquanta per il sostentamento. Questo è uno dei classici esempi di come lo schiavismo e lo sfruttamento degli uomini non sia una pratica superata, ma rappresenta purtroppo uno dei problemi recenti che affliggono la società moderna.

I capitali illeciti sono utilizzati per acquistare centri commerciali e mezzi di trasporto, come per esempio la grossa catena commerciale Despar, aperta e gestita dalla mafia in Sicilia. L’obiettivo finale della mafia è quello di controllare illegalmente il mercato facendo passare tutto l’illecito per normalità. In questa situazione ad arricchirsi è la criminalità organizzata, mentre una buona fetta di onesti commercianti si impoveriscono e nella maggior parte delle volte sono costretti a chiudere le proprie attività commerciali oppressi anche da uno Stato che a volte si rivela complice di un cancro che ammala in maniera terminale il poco che resta di sano.

L’obiettivo di questo incontro è stato quello di far capire che risulta fondamentale l’impegno di tutti i cittadini nel collaborare attivamente con piccoli e quotidiani gesti, cercando di smantellare un sistema corrotto che influenza negativamente tutti,  indipendentemente dal tipo di attività commerciale.A questo scopo è importante soffermarci a leggere le etichette presenti sui prodotti  e rifiutarci di acquistarli, nel caso in cui esse risultassero poco chiare o non sufficientemente sicure. Risulta ancora più importante l’acquisto dei prodotti dai produttori agro-alimentari, dai quali per poter controllare la provenienza dei prodotti  primari come frutta e verdura, invece di acquistarli nei grandi centri commerciali in cui la  provenienza e soprattutto qualità sono poco sicure e non controllabili. Non resta che combattere per un marchio che da centinaia di anni ci valorizza nel mondo e sostiene l’economia dell’Italia.

Articolo scritto da Stanislav Vrabie (4E Odontotecnico)