Il diritto di espressione è inviolabile

La libertà di manifestare il pensiero è un diritto riconosciuto da tutte le moderne costituzioni. Ad essa é dedicato l’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, che recita: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”

Nelle dittature vengono limitate e censurate le idee non concordi con l’ ideologia del regime, impedendo la pubblicazione di scritti che da questa si discostano. E’ cosa nota che in tempo di regime intere testate giornalistiche, considerate troppo “liberali”, venissero chiuse e le sedi bruciate; i giornalisti e gli intellettuali mettevano in serio pericolo le loro vite. Non occorre nemmeno andare tanto in là nel tempo e nello spazio, basta leggere il discorso pronunciato da Mussolini il 10 ottobre 1928 a palazzo Chigi in cui si evidenzia che la stampa non è solo un elemento del regime, ma soprattutto una forza al servizio dello stesso.

Oggi, in piena democrazia, il diritto di stampa è tutelato dall’ articolo 21 della Costituzione italiana, in  cui viene sottolineato che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione e la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. In tutti i Paesi democratici il diritto alla libertà di stampa è custodito e protetto da un articolo che insieme ad altri costituiscono le fondamenta della società moderna.

Questo scrigno che contiene le perle della società è stato violato un mese fa a Parigi, quando un commando armato di tre uomini, a bordo di una Renault, ha fatto irruzione nella testata giornalistica Charlie Hebdo.

I terroristi hanno ucciso “in nome di Dio” dodici giornalisti e ferito in maniera più lieve altri otto. Questa tragedia non ha colpito solo la Francia, ma tutti i paesi democratici, mettendo in dubbio la libertà di stampa che dovrebbe essere inviolabile. Tre uomini, due fratelli di origine franco-algerini( Saiid Kauachi e Cherif Kouachi) e Hamyd Mourod in poche ore hanno compiuto il più grave attentato degli ultimi cinquant’anni, che ha messo in ginocchio l’intera Francia, diffondendo il panico tra i francesi. Tale affronto alla libertà di stampa è stato criticato da numerosi capi di Stato, dal presidente americano Obama, dalla cancelliera Merkel, da Renzi, che ha così commentato : “I nostri valori sono più forti delle loro minacce” .

Questo attentato ha scosso l’opinione pubblica e in meno di una settimana milioni di cittadini, armati di una matita e uno slogan hanno affollato Parigi, condividendo la stessa idea: la stampa è un diritto, ed essendo tale,  è inviolabile. La folla oceanica ha marciato, non a caso, lungo Boulevard Voltaire, il viale che porta il nome del celebre intellettuale illuminista precursore della moderna concezione della libertà di stampa e di espressione. In uno dei suoi aforismi disse: “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”.

Così come Voltaire sarebbe stato disposto a mettere in gioco la propria vita per difendere il diritto degli altri, anche il giovane poliziotto Hamed, ucciso nell’attentato, l’ha messa in gioco, perdendola a causa di un’ideologia estrema distante dal vero messaggio religioso dell’Islam. Questa esecuzione, registrata anche da una video camera di sicurezza, ha dato il via ad una serie di commenti condivisi sui social network. E’ così che su Twitter, accanto all’hastag “Je suis Charlie”, creato in memoria dei morti della rivista satirica, è nato anche quello “Je suis Hamed”, per ricordare il poliziotto ucciso.

Tra i diversi messaggi di solidarietà spicca la frase di uno scrittore di origine libanese, pubblicata a poche ore dalla sua uccisione: “Io non sono Charlie. Io sono Hamed, il poliziotto morto. Charlie Hebdo metteva in ridicolo la mia fede e cultura e sono morto per difendere il mio diritto di farlo.”

Scritto da Stanislav Vrabje, 4E Odontotecnici, a un mese dall’attentato terroristico di Parigi.