L’immigrazione non è una spina nel cuore

Il vincitore del Concorso di giornalismo “Katia Zattoni” (sezione articolo), premiato oggi (16 aprile) in piazzetta della Misura – all’interno dell’evento “Legalità in 4D” – è Stanislav Vrabie, un nostro studente della classe IIIE Odontotecnici.Ecco il suo pezzo:

Negli ultimi anni sta aumentando in maniera sempre più vertiginosa il fenomeno dell’immigrazione. A spingere uomini, donne e bambini a mettersi in cammino, abbandonando il proprio mondo per spostarsi in un luogo sconosciuto o solo intravisto affrontando mille difficoltà, è la necessità assoluta di fuggire da guerre, fame e miseria che mietono migliaia di morti ogni giorno.

L’immigrato non compie un viaggio della speranza, perché speranza non è dire addio ad una mamma, un figlio o moglie e intraprendere un viaggio attraverso un deserto o un mare aperto per giorni o settimane con la paura di essere catturato e giustiziato.

Quello che intraprendono gli immigrati sono viaggi della sopravvivenza ad un mondo che ha riservato loro un destino molto più che incerto. Tra i giovani sta dilagando il pensiero dell’immigrato come persona da emarginare e criticare a causa dei suoi usi e costumi, invece di valorizzarli e approfittare per conoscere  nuove culture.

L’immigrato è invece una persona carica di coraggio, che parte su una barca fatiscente insieme ad altre centinaia di persone per giungere nella terra sognata dove trovare lavoro e un destino.

Ma non è sempre così, purtroppo. Magari durante il tragitto qualcosa non va, qualcosa infrange quel desiderio di riscatto, e magari per un’avaria del motore o perché è terminato il carburante,  qualcuno accende un fuoco per farsi avvistare, come è successo nei pressi di Lampedusa. Ed è proprio qui che la speranza cessa di esistere, affogando insieme a lui nel più profondo degli abissi o bruciando insieme ad altri come un sacrificio ad un dio senza cuore.

E purtroppo alcuni migranti non riescono nemmeno ad essere identificati, deposti in una bara  con un numero gelido, come se non avessero lasciato un segno, una traccia in questo mondo così ingiusto.

I risultati delle ultime statistiche rivelano che nel Mediterraneo sono morte 20.000 persone in 20 anni, morti ingiustificate e silenziose. Il  Papa  le ha definite come “spina nel cuore”, che diventerà lama, se la politica internazionale non risveglierà la propria coscienza.

L’immigrazione è considerata, spesso, una sciagura con effetti devastanti, dimenticando che nella storia tutte le grandi civiltà ed i paesi, ora industrializzati e ricchi, hanno subito questo fenomeno a causa di gravi crisi economiche e sociali. L’immigrazione, essendo un evento e non una colpa, va accettata e rispettata e non punita, soprattutto perché nascere in un Paese povero e in pieno conflitto non è un reato, ma una condizione che limita le libertà fondamentali dell’ uomo.

Nel mondo purtroppo vi sono paesi troppo ricchi, governati dal consumismo, che consumano oltre il necessario e Paesi poveri che consumano troppo poco, nei quali ogni azione potrebbe causare una guerra interna. Fino a quando questo “troppo” non cesserà di esistere, anche il nascere in un determinato luogo sarà considerato una fortuna.