Gli studenti del “Ruffilli” alla Guardia di Finanza di Bari

Quando mai accade che un mezzo delle Fiamme Gialle scorti un gruppo di studenti nella sede centrale, li riaccompagni all’albergo e li conduca fino alla stazione delle ferrovie? E’ accaduto ai ragazzi della 4A Grafici, 4A e 5A “Oliveti”, che il 27 marzo scorso hanno assistito a una vera e propria lezione sulla legalità, ospiti della Guardia di Finanza di Bari.

Ha introdotto il seminario il generale Vincenzo Papuli, che ha fatto gli onori di casa e ha ricordato che la legalità si coltiva attraverso gesti e atti quotidiani.

Il capitano Vimar Zecca ha spiegato che la mafia non è una associazione per delinquere qualsiasi, ha come obiettivo la conquista del massimo potere economico, ottenuta attraverso l’intimidazione. Può essere concepita come una vera e propria Società per azioni, la prima azienda italiana con un giro di affari che si attesta intorno ai 150 miliardi di euro l’anno (il 7% del PIL nazionale). Essa presenta una importante caratteristica, la forma intimidatrice come vincolo associativo. Mentre l’avviamento commerciale fa parte dell’azienda legale, l’avviamento della mafia è la brama di violenza. In tempi di crisi i contatti fra mafia e imprese sono più frequenti. Nel rapporto con “Cosa Nostra” si possono avere tre categorie di imprenditori: i subordinati, cioè le vittime che pagano il “pizzo”, i collusi, che si associano per qualcosa in cambio, e gli strumentali, coloro che stabiliscono un accordo di tipo temporaneo. L’impresa mafiosa offre “servizi” efficaci: ingenti capitali, il recupero crediti e la protezione (ad esempio in cantieri, discoteche …). Molto spesso questa “offerta” si rivela un cavallo di Troia e il mafioso progressivamente si impossessa dell’azienda. La cosa più temuta da un mafioso? Non la galera, anche da lì può comandare, ma il sequestro, la confisca dei suoi beni.

Il maggiore Andrea Leccese – scrittore di saggi, fra i quali “Le basi morali dell’evasione fiscale”, “Pantano. Viaggio nella palude italiana”, “Innocenti evasori” – ha parlato del riciclaggio, che si sostanzia  nel rimpiazzare denaro sporco con altri investimenti, per farne perdere le tracce. Ha fatto l’esempio di una macchina rubata, che viene smontata e i cui pezzi rivenduti. Con l’evoluzione della tecnologia i trasferimenti di denaro sporco sono diventati “volatili” ed è difficile dimostrarne l’origine, visto che i passaggi si moltiplicano. Si è dunque aperto un contesto della criminalità che è sempre più  globalizzato e che richiede l’armonizzazione transnazionale delle leggi.

Alle spiegazioni sono seguite le domande degli studenti, interessati a sapere dove viene depositato il denaro sequestrato alla mafia e quali sono i rapporti fra il mondo mafioso e la politica.

Non poteva mancare, a conclusione dell’incontro, un abbondante rinfresco a base di focacce farcite con pomodorini e olive di Cerignola.

Lo staff di “Ora Legale” ringrazia  il generale Vincenzo Papuli, il tenente colonnello Domenico Cassano, il maggiore Andrea Leccese e il capitano Vimar Zecca per la magnifica accoglienza.