Fabrizio Feo e “Matteo Messina Denaro, la mafia del camaleonte”

Gaetano Rina, arrestato il 26 novembre dai carabinieri del ROS, non è mai stato una figura secondaria di Cosa Nostra, nonostante il fratello di Totò ce l’abbia messa tutta per farlo credere e a dispetto di quanto, abbiano spesso pensato tribunali e anche osservatori attenti .

Del ruolo di Gaetano Riina e di alcune circostanze, dimenticate , poco o per nulla conosciute, si parla diffusamente nel libro  di Fabrizio Feo, “Matteo Messina Denaro, la mafia del camaleonte”(Rubbettino Editore). Nel libro si ricorda e si sottolinea quanto sia significativa la decisione di Gaetano Riina di trasferirsi a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, nella terra di Matteo Messina Denaro, considerata lo zoccolo duro di Cosa Nostra e quanto fosse stata emblematica nell’88 la scelta di colpire per la prima volta un magistrato giudicante, uccidendo Alberto  Giacomelli, Presidente della sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Trapani.

Una delle prime sentenze di applicazione della legge Rognoni-La Torre era stata firmata proprio da Giacomelli e riguardava la villa, di Gaetano Riina a Mazara.

Per il delitto Giacomelli è stato condannato solo Totò Riina. Ma Fabrizio Feo parla del ruolo svolto dal fratello Gaetano con i fratelli Sfraga , marsalesi legati alla cosca di Matteo Messina Denaro, negli affari del settore ortofrutticolo su scala nazionale e quelli legati al controllo del mercato ortofrutticolo di Fondi. Circostanza emersa un anno fa dalle indagini delle DIA di Roma coordinate dalla procura antimafia di Napoli . Dalle indagini su Gaetano Riina e sugli Sfraga emerge un pezzo importante dell’album di famiglia, in senso mafioso e imprenditoriale, di Matteo Messina Denaro.

“C’è un episodio – racconta Fabrizio Feo – che illustra bene il ruolo degli Sfraga e la rete dei rapporti fra le famiglie di Cosa Nostra e fra queste e la ’ndrangheta. La DIA indaga da tempo sui Tripodo, famiglia di ’ndrangheta coinvolta in molte attività economiche in provincia di Latina, oltre che nella vicenda dello scioglimento del Comune di Fondi. Venanzio, in particolare, è antagonista della Paganese all’interno del polo agroalimentare del Lazio. ma è in buoni rapporti con gli Sfraga e con i Riina, tanto più che negli anni ’70 il padre, Don Mico Tripodo, è stato testimone di nozze proprio di Totò.”