I giochi delle mafie

 La criminalità organizzata è sempre stata interessata al settore dei giochi e dallo sport, interesse aumentato da quando lo stesso si è fatto impresa. Se prima i Monopoli di Stato avevano il compito di controllare il gioco d’azzardo, la sua trasformazione in azienda autonoma ne ha mutato l’obiettivo: promuovere il gioco a scopo di lucro (solo nel 2010 un giro di affari di 60 miliardi di euro) Questa crescita ha riguardato soprattutto le slot macchine, le lotterie istantanee, le scommesse sportive on line e il poker.

I dati del 2011 attestano giocate per 70 miliardi di euro (al primo posto le New Slot e a seguire lotterie, gioco del Lotto, Superenalotto …), portando questo settore ai primi posti nella classifica economica italiana.

Dunque il mercato del giovo è una torta troppo appetitosa per i clan e offrono una vasta gamma di servizi e opportunità grazie alla grande disponibilità di denaro liquido e una sempre più sofisticata conoscenza delle nuove tecnologie.

Alcuni tipi di clan hanno la possibilità di ottenere la concessione, attraverso prestanome, di sale bingo e punti scommesse; di gestire bische clandestine e il gioco d’azzardo e di riciclare il denaro sporco, di praticare l’usura nei confronti dei giocatori incalliti.

Secondo le stime di S.O.S Impresa il denaro che circolante dal gioco illegale ammonta a più di 4 miliardi di euro.

C’è una grande evoluzione delle organizzazioni criminali nel settore dei giochi. Proliferano società e agenzie del settore, gestite direttamente o attraverso prestanome, da esponenti legati alle cosche. Si è così formata una ragnatela invisibile che arricchisce i clan e dà la possibilità di riciclare ingenti capitali infetti.

L’operazione Hermes, che ha portato all’arresto di 29 persone su 100 indagate e al sequestro di beni  per 150 milioni di euro, ha dimostrato come la malavita organizzata (clan campani e cosche siciliane) sia riuscita a mettere le mani sulla gestione del business del gioco (sale bingo, centri di raccolta di scommesse sportive, videopoker e slot machines disseminati in tutta la penisola). Il personaggio principale attorno a cui girava l’affare era Renato Grasso

La sala bingo “Las Vegas” di Palermo è una delle più grandi d’Italia e d’Europa e anche questa è stata confiscata nel 2008. Gli inquirenti hanno scoperto che l’immobile e la gestione erano di proprietà del capomafia palermitano Nino Rotolo, arrestato nel 2006.

La struttura era un investimento per Cosa Nostra allo scopo di riciclare il denaro e ricavandone un enorme vantaggio  economico (la sala fruttava ai Boss  70.000 euro al giorno).

Sempre in Sicilia, a Villabate, nel 2009 sono stati confiscati due centri scommesse e un supermercato con i quali la cosca di Villabate ripuliva denaro illecito. I carabinieri arrestarono 12 persone, che erano i nuovi vertici della famiglia mafiosa di Villabate.

In Puglia troviamo un’altra inchiesta e nel 2009 vennero coinvolti alcuni clan baresi, e molti colletti bianchi (direttori di banca, avvocati ecc.), i quali avrebbero aiutato i clan nelle loro attività imprenditoriali.

Ma quello del videopoker è il settore che desta maggiori preoccupazioni.

Metodo solito: imposizione ai gestori di locali pubblici o privati di installare nei propri spazi videogiochi e slot machine e poi pretendere di prendersi i relativi ricavi o una larga percentuale. A questa imposizione si aggiunge il pizzo ai gestori e noleggiatori che già hanno ottenuto la licenza per installare apparecchi elettronici nei loro locali.

Questo meccanismo si è talmente diffuso e raffinato nel tempo da dare vita a vere e proprie impresa all’apparenza  legali, che gestiscono milioni di euro, ottenendo lucrosi contratti anche con il Monopolio di stato e sono decine le indagini in tutto lo stivale.

L’imposizione del videopoker si sta rivelando uno dei strumenti di infiltrazione dei clan mafiosi e camorristici nel Nord Italia.

Estratto da “Le mani della criminalità sulle imprese” – XIII Rapporto di SOS Impresa pp. 319/327)

di Rosalinda Deda e Giusi Nardiello

a.s. 2011/2012